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L’ultimo pensiero di Achille
D’immortale dell’eroe
rimase un sol pensiero
a volar brado dentro il cielo.
Un solo, immortale pensiero, urlato con rabbia dentro il cielo, esalando l’ultimo respiro: «Briseide, ti amo!»
Volò brado, il disperato afflato, nell’oscuro etere; attraversò confini interstellari e praterie di galassie, in un tempo che non saprei quantificare… forse un attimo… o forse un’eternità.
Lasciò la dimensione dell’universo che, noi, crediamo unico ed approdò nell’universo onirico dei pensieri perduti dei reietti amori; inseguendo, invano, un amore inopinatamente evaporato dal sensuale abbraccio.
Chiese, implorando, vagando dentro il nulla, ai raminghi pensieri se avessero incontrato, per un sol attimo incrociato, il pensiero di colei che anelava ritrovare.
Con enfasi, commuovendosi, il pensiero del Pelide Achille descrisse colei che amò in vita e ancora amava come pensiero puro: “Ella ha lievi e delicate forme, pelle di seta, lunghe ciglia e occhi grandi castano chiaro, nei quali perdersi per ritrovare il verde delle praterie dove facemmo l’amore… prima ch’io le lordassi, con il rosso sangue della pugna. L’ovale perfetto del viso, ambrato avea l’incarnato. E dei capelli castano scuro, rimembro quando, dopo l’amore, il capo adagiava sul mio petto ed io, le dita v’immergevo, dentro i capricciosi ricci. Or che sapete, vi chiedo: non l’avete mai sfiorato l’immaginifico pensiero che odora di rosa? Il dolce, delicato pensiero di una principessa che feci schiava, e poi elevai a dea e mia segreta sposa? Ella s’appella, Briseide!”
Nessun ramingo pensiero seppe rispondere, e dall’ora, per i millenni andati e quelli a venire, l’immortale pensiero dell’eroe pugnace, colpito a morte al tallone da un divino, forse vigliacco dardo, e al cuore dal dardo del perduto amore, disperato vaga nell’onirico universo dei reietti amori.
Dall’eternità del mito si staccò un pensiero
infiniti eoni attraversò invano
inseguendo un amore ormai troppo lontano.